Ultima modifica: 23 novembre 2018

La CGIL si scusa con i commercialisti per il volantino denigratorio

In una lettera inviata ai sindacati di categoria l’ammenda per «una comunicazione non soppesata a dovere» Dopo aver “prontamente” rimosso da tutti i propri canali di comunicazione il volantino che sminuiva il lavoro dei commercialisti, nei giorni scorsi la CGIL si è ufficialmente scusata con la categoria, inviando una lettera a tutti i sindacati che avevano denunciato gli effetti distorsivi e denigratori di quella campagna pubblicitaria. La questione risale a poco meno di un mese fa, quando la sezione di Reggio Emilia della NidiL CGIL, struttura che si occupa di lavoratori atipici interna all’organizzazione sindacale, diffondeva un volantino rivolto alle partite IVA, in cui era scritto testualmente: “Alla CGIL non sarai seguito come da un semplice commercialista, ma entrerai in un ufficio con un team di esperti che ti fornirà assistenza contabile e fiscale, ma soprattutto tutela sui diritti che ti spettano”. Immediate le reazioni (si veda “La CGIL scredita i commercialisti, i sindacati rispondono” del 9 ottobre) non solo dei sindacati di categoria, ma anche dell’Ordine dei commercialisti reggiano che, oltre a sottolineare quanto la pubblicità fosse inopportuna e denigratoria, diffidavano la CGIL dall’ulteriore utilizzo del volantino chiedendo ai vertici nazionali di prenderne le distanze. Il volantino, come ricorda Marco Barilli, Segretario della NidiL CGIL di Reggio Emilia, nella lettera inviata ai sindacati di categoria, “è stato prontamente rimosso da tutti i nostri canali on line per essere sostituito da una comunicazione più coerente con i nostri fini”. Quanto alla presa di distanze, lo stesso Barilli spiega che “non vi è stato nelle intenzioni della CGIL di Reggio Emilia alcun intento in qualsivoglia modo denigratorio verso lo status e l’operato dei dottori commercialisti, verso i quali i rapporti sono improntati al massimo rispetto e, in più di un caso, alla reciproca e proficua collaborazione”. Ciò non toglie, però, che “l’utilizzo dell’aggettivo semplice, accostato alla vostra professione, sia frutto di una comunicazione non soppesata a dovere dai nostri operatori e causa di un fraintendimento non intenzionale né sostanziale”. Scuse ufficiali che hanno fatto piacere ai sindacati di categoria, i quali, ha sottolineato Enzo De Maggio, Presidente dell’ADC, “non potevano certo accettare che le competenze dei dottori commercialisti fossero messe in dubbio da un sedicente gruppo di contabili dalle competenze e credenziali evanescenti”. “Sapevamo, però, che quel volantino non voleva essere un attacco polemico ma piuttosto un grossolano e ingenuo errore”, continua De Maggio, che si dice “compiaciuto” di poter mettere la parola fine alla vicenda. Daniele Virgillito, Presidente dell’Unione giovani, sottolinea “l’onestà intellettuale” di chi “ha saputo riconoscere il proprio errore e chiedere scusa”. Allo stesso tempo, però, lancia un monito affinché “non si ripetano gli stessi errori” nei confronti di una categoria che “ha dimostrato di essere capace di difendersi” anche grazie all’azione di sindacati la cui priorità è “oggi più che mai la tutela della professione”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Andrea Ferrari e Marco Cuchel, rispettivamente Presidenti di AIDC e ANC. “Diamo merito alla CGIL – spiega Ferrari – di aver compreso, anche se con i suoi tempi, l’errore. Ma in realtà ci si deve difendere un po’ da tutti, perché se un sindacato è arrivato a scendere a pratiche commerciali così basse figuriamoci chi un ritegno morale non l’ha mai avuto. È la lunga scia della completa deregolamentazione di un mercato che tocca la tasca non solo dei cittadini ma anche dello Stato”. “È stato – aggiunge Cuchel – un difetto di comunicazione probabilmente non voluto, e fa piacere che si siano scusati”. Ma rimane il fatto che quel volantino possa essere considerato come una sorta di “segnale di come siamo visti all’esterno. Non siamo apprezzati né tenuti nella debita considerazione, venendo spesso etichettati con superficialità come una categoria che non garantisce adeguata professionalità. Invece, siamo quotidianamente al fianco dei nostri clienti, impegnati a far crescere non solo le imprese ma anche il Paese”.